Articoli

Commercialisti e Pubblica Amministrazione

Cosa hanno a che fare i commercialisti con gli appalti pubblici?
Effettivamente, pochi commercialisti hanno dimestichezza con il Codice degli Appalti. In alcuni casi, però, non possono farne a meno.

Per esempio, vi sono moltissime società commerciali (Srl e Spa) che sono controllate da enti pubblici e che assumono così la natura di “società in-house”. Queste società possono ricevere appalti senza gara dalla loro controllante, ma poi devono bandire una gara ogni volta che affidano in sub-appalto dei lavori.

Non sempre i sindaci delle “società in house” si rendono conto del particolare regime (a cavallo tra privato e pubblico) delle società che essi supervisionano.

Se vuoi saperne di più nella sezione “Pubblicazioni” è disponibile una mia breve pubblicazione sui sindaci delle “società in house”.

(La pubblicazione è situata in area riservata. Registrati per riceverla via mail)

#reatiPA

Appalti pubblici – Favoritismi inestricabili

Il 21 maggio ho pubblicato sulla mia pagina Facebook (https://it-it.facebook.com/StudioPaoloRivella/) un post sugli appalti pubblici. Lo ripropongo qui per chi fosse interessato.

Appalti pubblici? È tutto un pasticcio di favoritismi inestricabili!

Molte persone, anche di buon livello culturale, sono convinte che il mondo degli appalti pubblici sia una giungla.

Io stesso lo pensavo, fino a quando – pochi anni fa – ho ricevuto una serie di incarichi di consulenza, in collegio con una persona di grande esperienza nel settore. Ho così scoperto che l’Italia sta compiendo uno sforzo eccezionale per porre sotto controllo il settore degli appalti pubblici.

Per cominciare, le norme sono altrettanto severe e dettagliate di quelle fiscali (con relative complicazioni e a volte abnormità). Poi, soprattutto, esiste una sorte di anagrafe informatica nazionale dove tutte le stazioni appaltanti devono da subito registrare in dettaglio ciascun bando. Devono poi aggiornare i dati tutte le volte che c’è una modifica – dalla variante in corso d’opera fino alla più minuta operazione di routine, come il pagamento di uno stato avanzamento lavori.

Già oggi, Roma può sapere in ciascun momento l’ammontare su scala nazionale degli appalti in corso di realizzazione, in che percentuale sono stati realizzati, quanta parte è stata pagata e quanta è stata completata ma non ancora pagata, quali ulteriori spese si prevedono per portare a conclusione l’opera, il servizio o la fornitura.

Nel mio lavoro mi sono occupato di anomalie di funzionamento di questo meccanismo; d’altra parte, esso complica la vita delle amministrazioni pubbliche oneste e ne ritarda il lavoro. Ciononostante, esso è uno strumento potentissimo per individuare prontamente le anomalie e non ultimo per tenere sotto controllo quella parte di debito pubblico che un tempo era sommersa.

Questo è il sito dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC), a cui dal 2016 è passato il controllo degli appalti pubblici: http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/#reatiPA

Firma digitale e marche temporali

La firma digitale è un sistema che permette di stabilire l’integrità e l’autenticità del documento e di verificare l’identità del mittente.

Secondo Wikipedia:

“La firma digitale di un documento informatico si propone di soddisfare tre esigenze:

  • che il destinatario possa verificare l’identità del mittente (autenticità);
  • che il mittente non possa disconoscere un documento da lui firmato (non ripudio);
  • che il destinatario non possa inventarsi o modificare un documento firmato da qualcun altro (integrità).

Un tipico schema di firma digitale consiste di tre algoritmi:

  • un algoritmo per la generazione della chiave che produce una coppia di chiavi (PK, SK): PK (Public Key, chiave pubblica) è la chiave pubblica di verifica della firma mentre SK (Secret Key) è la chiave privata posseduta dal firmatario, utilizzata per firmare il documento.
  • un algoritmo di firma che, presi in input un messaggio m e una chiave privata SK produce una firma σ.
  • un algoritmo di verifica che, presi in input il messaggio m, la chiave pubblica PK e una firma σ, accetta o rifiuta la firma.”

Come funziona?

Prima di tutto è necessario registrarsi e ottenere le credenziali presso uno dei  certificatori accreditati  in Italia.
Dopo è necessario scegliere il sistema di firma: P7M o PDF.

A) Firma P7M

Uno dei sistemi più diffusi, richiede la presenza di un programma specifico sia sul computer di chi firma il documento, sia su quello di chi lo riceve e deve controllarne l’autenticità.
Chi firma il documento ha bisogno di avere:

  • un computer connesso a internet
  • un programma in grado di salvare i documenti in formato PDF (spesso è richiesto il formato PDF/A)
  • una smart card (una tessera, tipo carta di credito) e un lettore di smart card (connesso al computer tramite porta USB) oppure un token USB (una chiavetta USB)
  • il software di firma

In pratica il documento in pdf viene “imbustato e sigillato” per l’invio.
I file con firma digitale di solito hanno una doppia estensione: per esempio “pippo.pdf.p7m“.
Chi riceve il documento per poterlo leggere deve avere un lettore di file PDF e soprattutto il software che abiliti alla lettura del documento firmato digitalmente, altrimenti il documento risulterà illeggibile.

B) Firma PDF

Il secondo sistema, più semplice ma meno diffuso in Italia, inserisce la firma digitale all’interno del file pdf che quindi sarà leggibile dal lettore pdf.
Per poterlo utilizzare è necessario avere:

  • un computer connesso a internet
  • una copia di Adobe Acrobat
  • installare l’add-on per la firma digitale.

Per poter leggere i file firmati dirittamente con questo sistema è sufficiente avere il lettore Adobe Reader.

Scadenza della firma digitale e marche temporali

Per i neofiti della firma digitale aggiungo ancora due informazioni:

  • la firma elettronica ha una durata a tempo: dopo pochi anni dall’acquisto, generalmente 3, scade e bisogna rinnovarla (a pagamento);
  • la firma elettronica autentica chi firma il documento, non la data delle firma. Per attestare in modo inoppugnabile la data, occorre comprare le marche temporali, dei “francobolli virtuali” che vanno apposti su ciascun documento firmato. Si acquistano in blocchi, finita una serie di marche, occorre comprarne un’altra.

La marche temporali funzionano in modo simile al sistema P7M: il documento viene imbustato e viene cambiato il formato in M7M, ad esempio “pippo.pdf.m7m”. La validità è di 20 anni.

In pratica: come e chi usa la firma digitale in Italia.

Firma digitale e Camere di Commercio: P7M

Dopo i Notai, i commercialisti sono stati tra i primi ad avventurarsi nel mondo della firma digitale: da diversi anni devono presentare al Registro Imprese i documenti firmati digitalmente dei loro clienti (per le variazioni dati societari e soprattutto i bilanci annuali). Molte Camere di Commercio utilizzano gli strumenti messi a disposizione da InfoCert, Aruba, PosteCert o altri ancora, tutti attraverso il sistema P7M.

Firma digitale e Giustizia: primi passi

Ad oggi la firma digitale non viene utilizzata per firmare le consulenze tecniche e le perizie rese alla Magistratura. Il documento valido resta la relazione scritta, stampata, firmata su carta. La data è attestata dal timbro che appone la Cancelleria sulla nostra copia del documento. Il CD con la relazione in formato PDF, sempre più richiesto dai Giudici, per ora è un accessorio.
In campo giudiziario la carta domina ancora, ma qualcosa si muove: le trascrizioni dei processi sono firmate con il sistema PDF.

Conclusione

Nella situazione attuale, la firma digitale è ancora poco diffusa nella Pubblica Amministrazione, tranne nei rapporti con le Camere di Commercio, con l’Agenzia delle Entrate e con l’Agenzia del Territorio, dove viene ampiamente impiegata. Le marche temporali sono per ora francamente sprecate.
Per tutti gli altri casi la carta continua a essere l’unica ad avere validità legale, anche se ci sono primi segnali positivi di innovazione.

Link di riferimento

Agenzia per l’Italia digitale – Firma digitale e certificatori
Camera di Commercio di Ferrara – Come firmare digitalmente un documento
Camera di Commercio di Milano – La firma digitale
CompEd.it – La firma digitale
Exentrica.it – FAQ sulla firma digitale

Fiat Avio 2005-2006

Alcuni articoli sul processo per truffa contrattuale “Molinette Due” relativa alla vendita dell’area ex-Fiat Avio a Torino che vedeva coinvolte Regione Piemonte e IPI Partecipazioni.
Repubblica – 2005 14 giugno- Truffa sulla ex Fiat Avio, gli indagati sono nove
Repubblica – 2006 23 maggio – Zunino, la stangata di Fiat Avio
Repubblica – 2006 23 maggio – Zunino area dell’ex Fiat Avio, una truffa da 20 milioni